FINE DELLA BOIATA UNO VALE UNO

La mia vita in questo momento non mi permette di approfondire le cose che succedono più in là di quattro giorni”. Facciamo un gioco: chi l’ha detto? 1. Bugo, dopo l’esibizione al Festival di Sanremo, travolto dalle richieste di apparire in tv per raccontare la lite con Morgan. La canzone viene ascoltata ma, a parte le vendite, che vanno discretamente, ci sono soprattutto le ospitate televisive che riempiono l’agenda: quando ti ricapita un’occasione simile? 2. Gasperini, l’allenatore dell’Atalanta, dopo il sorprendente 4-1 inflitto negli ottavi di Champions League al Valencia. Ai ragazzi deve raccomandare di rimanere coi piedi per terra, mentre la tifoseria già sogna Istanbul, la finale. Meglio pensare a una partita alla volta, spiega il mister: ora c’è il ritorno, a Valencia, poi si vedrà; 3. Bong Joon-ho, il regista di “Parasite”, prima pellicola non in lingua inglese a vincere l’Oscar per il miglior film. Bong Joon-ho ha concluso il suo discorso di ringraziamento all’Academy con le parole: “Berrò fino a domani mattina”: figuriamoci se, in simili condizioni di ubriachezza e gioia incontrollata, avrebbe mai potuto fare progetti a lungo termine; 4. Mattia Santori, leader delle Sardine, intervistato a “L’aria che tira” da Myrta Merlino, che lo presenta come “la sardina più famosa d’Italia”, in risposta a una domanda sul referendum del 29 marzo. Che cosa pensa Santori del taglio dei parlamentari, che cosa voterà? Non lo sa, non ha il tempo di approfondire. E non è nemmeno sicuro che prenderà posizione: dipenderà dal dibattito interno (chissà come si svolge, il dibattito interno alle sardine: interno a che? A una chat? A una mailing list?).
Lo so: avete indovinato. Era facile, d’altronde. Le parole citate sono di Santori, che tra una manifestazione in piazza e un’apparizione in tv, a meno di un mese dall’assemblea nazionale del movimento, proprio non ha modo di studiare questa faccenda della riduzione del numero dei parlamentari. Chissà poi come e dove la studierebbe: sui libri o sui giornali? In qualche seminario o in una specie di brainstorming con le altre “6000 sardine”? Chi lo sa. Le cose che non si sanno sono molte, ahimè, e vale sempre la fulminante battuta di Massimo Troisi, ne “Le vie del Signore sono finite”: “Io sono uno a leggere, loro sono milioni a scrivere”, inutile persino provarci.
In realtà, una delle prime critiche che sono state mosse alle sardine, quando hanno cominciato a riempire le piazze contro Salvini, la Lega, i populismi e i sovranismi, è stata quella di non rappresentare l’Italia delle periferie, dei centri minori, del Mezzogiorno povero e disoccupato, delle famiglie a basso reddito. Sono i figli, s’è detto, di quello che una volta si chiamava il ceto medio riflessivo. Questi qui leggono, insomma, studiano, navigano in rete, sono mediamente informati, e portano nello spazio pubblico istanze e sensibilità sui diritti, sull’ambiente, sul mondo giovanile, che sono culturalmente mediate.
Proprio perciò viene voglia di dire: manca un ultimo pezzo. Manca la competenza politica, tema per approfondire il quale ci vogliono ben più di quattro giorni: occorre tornare indietro di ventitré anni. L’ultimo che ha osato farne l’elogio è stato infatti Massimo D’Alema. Castello di Gargonza, addì 9 marzo 1997. Apriamo le virgolette, e sentiamo: “Io non conosco questa cosa, questa politica che viene fatta dai cittadini e non dalla politica. La politica è un ramo specialistico delle professioni intellettuali.